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Dall'Indice analitico di Tra il cristallo e la fiamma:

   strutturalismo; 32; 59; 104; 195; 206-207; 209; 257; 283; 314; 317-323; 328; 337; 353-354; 380; 395; 553; 579; 589; 594; 598; 605

Strutturalismo Strutturalismo e scienze umane
Un percorso
Calvino e lo strutturalismo

   Orientamento teorico e metodologico che, muovendo dall'assunto che all'interno di ogni realtà sia essa di ordine fisico, biologico o culturale gli elementi costituenti stanno in un rapporto di reciproca interdipendenza e interazione, ricerca all'interno di essa gli elementi costanti che, condizionandosi e interagendo, ne costituiscono l'organizzazione, ossia la struttura.

Strutturalismo e scienze umane

   Introdotto all'inizio del Novecento in linguistica sulla scia delle analisi saussuriane, lo strutturalismo, superando l'ambito d'origine, diventa strumento d'indagine in numerosi campi, specialmente delle scienze umane, fino a permearne l'intero sistema, per raggiungere i più fecondi risultati nella Francia degli anni Cinquanta e Sessanta.
  Equilibri funzionali, strutture profonde, catene di relazioni, costanti - indipendenti da storia e geografia, da tempo e spazio -, forniscono strumenti interpretativi alla psicologia, all'antropologia, alla sociologia, alla semiotica, alla critica letteraria...
   Le modalità di applicazione sono diverse, tanto da essere lo strutturalismo un concetto tutt'altro che univoco, se non nella definizione dei criteri metodologici:
    1. la “totalità”, per cui la globalità dell'insieme è sempre qualche cosa di diverso rispetto alla somma delle funzioni dei singoli elementi;
    2. l'“immanenza” nel senso della esclusione del ricorso ad elementi interpretativi esterni alla struttura;
    3. la “sincronia” come momento privilegiato di ricerca.
   L'individuazione di strutture indipendenti dall'agire dell'uomo, l'evidenziazione dell'incidenza e del ruolo assolto nelle esperienze e nei rapporti umani dalle strutture, inseriscono l'uomo in una realtà regolata da una catena di relazioni e di equilibri sottratti ai suoi propositi e ai suoi intendimenti, postulati dalla prospettiva antropocentrica della visione umanistica. Per il suo anti-umanesimo lo strutturalismo è stato bersaglio di numerosi interventi polemici.

Un percorso attraverso lo strutturalismo
   Il primo campo di applicazione dello strutturalismo al di fuori della linguistica - che ha eretto i suoi santuari con gli studi di Saussure, della Scuola di Copenagen, della Scuola di Praga, di Jakobson e di Chomsky - è stata l'antropologia con le ricerche di Lévi-Strauss, diventate punto d'incontro anche per altri ambiti di ricerca, quali per esempio la prospettiva psicanalitica di Lacan. Se Lévi-Strauss e Lacan parlano di strutture transindividuali, lasciando intravedere uno spirito umano e un inconscio collettivo sempre uguali a se stessi, Piaget sottolinea una funzione dinamica della struttura che esclude ogni innatismo.
   I procedimenti metodologici utilizzati in campo linguistico non potevano non produrre suggestioni nell'ambito della critica letteraria orientata da un lato verso l'individuazione della struttura globale dell'opera o della struttura di un genere letterario (Propp con la fiaba, Barthes con il racconto) e dall'altro verso l'analisi degli aspetti formali del testo (il formalismo russo, sia pure attraverso canali autonomi).
   Gli strumenti della linguistica strutturale (norma-scarto, stratificazione di linguaggi, registri) non mancano di fornire suggestioni alla critica stilistica - anche nella versione della variantistica (vedi Contini), alla lettura sociostilistica di Auerbach, al formalismo di Bachtin, spesso in un complesso intreccio di reciproci rimandi difficilmente districabili, alla critica tematica di Starobinski, e a quei filoni che fanno variamente riferimento a Barthes, come il gruppo di «Tel Quel», la «nouvelle critique», il «nouveau roman» o le teorie del testo e della scrittura.

   Dall'universo barthiano muove anche la semiotica, che ha esteso il campo di applicazione dei criteri strutturalisti dalla linguistica al più complesso mondo dei segni dove non sono mancati gli apporti della combinatoria di Queneau e del gruppo dell'Oulipo e i contributi della cultura italiana in cui spiccano i nomi di Eco e del Calvino di Se una notte d'inverno un viaggiatore e del Castello dei destini incrociati.
   Non sono mancati punti di congiunzione della linguistica strutturalistica con la teoria dell'informazione dove lo studio statistico delle ricorrenze mette in evidenza come il linguaggio comune esprima un massimo grado di ridondanza, mentre il linguaggio letterario tende verso un massimo grado di entropia.
   Il panorama fin qui tracciato si propone semplicemente di indicare un possibile percorso attraverso lo strutturalismo utilizzando autori o tendenze presenti nell'ipertesto.
   Per un resoconto meno lacunoso occorre ricordare almeno i contributi di Foucault che nel tracciare le dinamiche sociali e culturali del nostro tempo poneva in evidenza le costanti del rapporto tra sapere, potere e repressione e di Althusser - che per altro rifiutava l'etichetta strutturalista - il quale oltre ad aver fornito un'interpretazione strutturalista del marxismo, ha evidenziato le relazioni intercorrenti tra le varie istituzioni (economia, religione, cultura...) presenti nella società.