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Stilistica

   Studio storico-critico dello stile di un autore, di un'epoca o di un genere letterario alla ricerca delle soluzioni linguistiche che ne caratterizzano la specificità.
   Rispetto al carattere prescrittivo della retorica antica, da cui pur deriva, la stilistica si differenzia per l'approccio esclusivamente descrittivo teso a individuare il valore delle scelte specifiche di un autore all'interno del codice linguistico e lo scarto che lo allontana dall'uso linguistico medio; o, più in generale, studia le particolarità di un'epoca o di un genere letterario rapportato ad altri.


   La tripartizione classica degli stili (lo stile sublime dei temi mitici ed eroici della tragedia, lo stile medio del “divertimento leggero, variopinto ed elegante”, lo stile umile della forma grottesca e comica) con il suo apparato prescrittivo si trasmise sostanzialmente inalterata fino al romanticismo, poiché l'unica trasgressione - la mescolanza di stili della Divina Commedia - non aveva avuto imitatori, arginata dal successivo rinvenimento della Poetica di Aristotele.
   Soltanto il riguardo dei romantici nei confronti della creatività individuale e delle componenti sociali, psicologiche e ideologiche sviluppò l'attenzione verso la libertà dell'artista, spiazzando gli strumenti d'analisi della stilistica tradizionale, concentrati sugli aspetti normativo-formali dell'opera letteraria. Le tecniche retoriche caddero così in disuso.
   A cavallo tra Otto e Novecento, si sviluppò una nuova stilistica che recuperava, ripulita da finalità precettive, la retorica tradizionale senza trascurare l'attenzione per quegli aspetti che rendono originale l'opera letteraria.
L'interesse verso le implicazioni espressive ed affettive del linguaggio, desumibili dalle scelte linguistiche devianti rispetto alla norma linguistica in uso, trovava in alcune figure della retorica, in particolare la metafora e la metonimia, adeguati elementi di individuazione degli aspetti connotanti il linguaggio.