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Dall'Indice analitico di Tra il cristallo e la fiamma:

    Perec Georges; 28; 108; 154; 160; 161; 197; 203; 211; 515-519; 539; 553-554; 558; 561; 563; 567; 570-571; 575; 577-578; 580-581; 583-584; 586-591; 593-595; 597; 609-611
      - La vita istruzioni per l’uso ; 560; 579; 580; 582-583; 586; 587


Perec Les choses
La vie mode d'emploi Il tema dell'intreccio e il modello formale
Il protagonista

   Georges Perec (1936-1982) scrittore francese che con i giochi combinatori del linguaggio ha modellato un'immagine del mondo.


   Dopo gli studi in sociologia e la collaborazione a numerose riviste, nel 1970 Perec entrò a far parte dell'Oulipo stringendo rapporti d'amicizia con Queneau. L'esordio come romanziere è del 1965 con Les choses, minuziosa esplorazione degli oggetti della società dei consumi e dell'alone magico che ne emana.
   La maniacale propensione di Perec alla minuziosità descrittiva trova terreno fertile nelle combinatorie linguistiche dell'Oulipo. La sfida alle difficoltà tecniche, il gusto del gioco e del virtuosismo, l'autoimposizione di regole arbitrarie diventano occasione di inesauribile ricchezza inventiva.
   Ne nascono opere quali La Disparition (1969), un romanzo di 319 pagine che contiene, tra l'altro, la riscrittura lipogrammatica di Brise marine di Mallarmé, in cui non ci sono parole con la lettera «e» oppure Les reverentes (1972) di 127 pagine privo delle vocali a, i, o, u; Un homme qui dort (1967) è scritto tutto alla seconda persona singolare, mentre il lavoro teatrale L'Augmentation (1970) mette in scena come personaggi cinque variazioni dello stesso ragionamento: come chiedere con successo un aumento di stipendio.
   Lo stesso gusto del gioco e della sfida lo si incontra in La boutique obscure (1973), in W ou le souvenir de l'infance (1975), in Je me souviens (1978) dove la minuziosa descrizione di aspetti banali o stereotipi di propri sogni o di propri ricordi si vena di parodia del genere intimistico.
   Ma il lavoro più vasto e significativo di Perec è La vie mode d'emploi (1978) nel quale il gusto per la descrizione, il catalogo, la collezione diventa strumento di esplorazione creativa della realtà.
   Personalità eclettica oltre che scrittore e poeta, Perec è stato saggista, traduttore, sceneggiatore ed esperto di enigmistica e di cruciverba.
   Nel 1996 è uscita la traduzione italiana di 53 giorni, il romanzo al quale Perec stava lavorando quando morì.

Les choses

   Les choses «una storia degli anni Sessanta» che attraverso la storia di una coppia di giovani pubblicitari riassume «l'epoca in cui l'Europa s'accorge d'essere in “piena civiltà dei consumi” e della “cultura di massa”»

La vie mode d'emploi: Il tema dell'intreccio e il modello formale
   Ogni capitolo del romanzo è simile al frammento di un gigantesco puzzle di novantanove pezzi. Ciascun frammento porta un'indicazione sugli inquilini di un palazzo parigino della via Simon-Crubellier, immaginato senza facciata, in modo da mostrare incastonato in un biquadrato di dieci per dieci il reticolo delle stanze. Seguendo la successione del salto del cavallo, Perec si muove su questa scacchiera, descrive ciascuna stanza, ne ricostruisce gli oggetti, gli occupanti, di oggi e del passato, le loro vicende, le aspirazioni, le fantasticherie.
   A mano a mano i capitoli si dipanano, traspare dal mosaico di frammenti, di cose, di persone, di vicende un meticoloso reticolo di rimandi, di intersezioni, di richiami che con geometrico rigore, annodano l'insieme delle vicende in un unico grande disegno, come le forme e i colori del puzzle.
   Perec, sornione, mimetizzato nel puzzle gioca con il lettore, ne prevede le esitazioni, i dubbi, le incertezze, lo inganna con i trabocchetti delle false piste e alla fine gli fa mancare il centesimo frammento, il centesimo capitolo.
   Il disegno rimane incompiuto...
La vie mode d'emploi: Il protagonista

   Tra le vicende narrate nel romanzo, assume rilievo la storia di Perceval Bartlebooth, stravagante figura di miliardario che richiama l'ostinata determinazione di Bartleby, lo scrivano di Melville, e la ricchezza del Barnabooth di Larbaud.
   Il progetto attorno cui ruota la sua vita è dipingere ad acquerello cinquecento porti di mare di tutti i continenti del mondo, spedirli a un artigiano, che li trasforma in altrettanti puzzle di settecentocinquanta pezzi, ricostruire i puzzle ed infine cancellarli con un solvente, in modo da riottenere il foglio di carta completamente bianco come in origine.
  L'iniziativa non sarebbe stata lasciata al caso: una cronometrica precisione, seguita con scrupolosa ritualità, scandisce le fasi di realizzazione e di cancellazione degli acquerelli-puzzle. Un acquerello ogni quindici giorni (tale era il tempo richiesto per la realizzazione) sarebbe stato recapitato per vent'anni da ogni parte del mondo a Wincler, che l'avrebbe trasformato in puzzle e nei venti anni successivi la ricostruzione e la cancellazione di ogni puzzle con la stessa cadenza.
   «Per sfuggire all'arbitrarietà dell'esistenza», all'inestricabile incoerenza della realtà, all'impossibilità di esaurire la totalità del mondo e di catturare la vita, Bartlebooth, ne isola un frammento e attraverso l'autoimposizione di regole rigorose, porterà fino in fondo «un programma ristretto, sì, ma intero, intatto, irriducibile».