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Dall'Indice
analitico di Tra il cristallo e la fiamma
nouveau roman; 103; 108; 305; 309; 363; 456 |
Nouveau roman o école
du regard
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Avanguardie storiche
Quei movimenti artistico-letterari
che nei primi decenni del Novecento si sono orientati verso
il rinnovamento di forme e contenuti e il superamento delle
tradizionali barriere tra le varie espressioni artistiche. |
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Gide
André Gide (1869-1951) scrittore
francese, premio Nobel nel 1947. |
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Proust
Marcel Proust (1871-1922)
romanziere francese autore della Ricerca del tempo perduto,
una delle più affascinanti e innovative prove letterarie
del '900.
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Kafka
Franz Kafka (1883-1924)
scrittore boemo di lingua tedesca.
In atmosfere sospese nella trasparenza dell'allucinazione
tratta della solitudine e dell'incomunicabilità dell'uomo,
prigioniero di un mondo che gli torna incomprensibile. |
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Monologo interiore
Tecnica narrativa consistente
nel riprodurre direttamente e senza ordine logico il flusso
dei pensieri |
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Realismo moderno
L'imitazione artistica
di una realtà vera e concreta interpretata nella
complessità dei suoi fenomeni, priva di implicazioni
di significati ideali o deformazioni grottesche, ironiche
o umoristiche, avviato in Francia nel XIX secolo.
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Realismo
Aspetti attinti dalla realtà ordinaria di vita vissuta;
aspetti della realtà presi nella loro crudezza. |
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Dizione che fa riferimento
a una serie di esperienze narrative di alcuni scrittori francesi che tra
gli anni Cinquanta e Settanta si sono riconosciuti nell'intenzione di
rinnovare il genere romanzesco rifiutando i parametri convenzionali consolidati
dal realismo
ottocentesco, a favore di una scrittura neutra e scevra da ogni suggestione
antropologica.
| Imitativo della
realtà, intento proprio del realismo. |
| Ponge
Francis Ponge (1899-1988), poeta francese. Attraverso
una descrizione precisa e aderente proietta le piccole cose sia
della vita quotidiana che del mondo naturale in una dimensione
ontologica. |
| Strutturalismo
Orientamento teorico e metodologico
che muovendo dall'assunto che all'interno di ogni realtà
sia essa di ordine fisico, biologico o culturale gli elementi
costituenti stanno in un rapporto di reciproca interdipendenza
e interazione, ricerca all'interno di essa gli elementi costanti
che, condizionandosi e interagendo, ne costituiscono l'organizzazione,
ossia la struttura. |
Altrimenti noto come
«école du regard» per sottolinearne la tendenza a una
minuziosa descrizione visiva degli oggetti e della realtà, registrati
senza interferenze interpretative, il «nouveau roman» ha conosciuto
nelle vicende letterarie di Alain Robbe-Grillet
e di Michel Butor i momenti più esemplari.
La negazione del personaggio, l'abbandono del racconto
lineare, il rifiuto della vicenda - contrabbandiera nella sua pretesa
oggettività di tesi precostituite, il declino dell'eroe esemplare
lasciano il posto a una narrazione che genera se stessa.
Uno spunto qualsiasi (Robbe-Grillet gioca con la più
consumata mitologia quotidiana) diventa tema di una fitta rete di varianti,
di serie, di ritorni che, appoggiandosi sulla manipolazione delle parole
(anagramma, paronomasia, omofonia, antitesi...) e su un ampio ricorso
alle tecniche dissolutorie - il monologo
interiore è ampiamente frequentato - già sperimentate
da Kafka,
Proust,
Joyce, Gide...
guardati come precursori, consentono agli autori del «nouveau roman»
di tessere un discorso narrativo dal quale ogni alone antropologico viene
escluso.
Nella prospettiva antiumanistica del «nouveau
roman», altrimenti sviluppata dalla fenomenologia e dallo strutturalismo,
le cose (e Ponge
non invano ha fatto scuola) diventano l'oggetto privilegiato di questa
narrativa che esibisce se stessa, che vuole riconoscersi autonoma rispetto
a ogni intento mimetico,
che vuole essere pura rete di segni.
Variamente interpretati (elucubrazioni di una classe
al tramonto; denuncia della condizione umana stritolata dal labirinto),
i testi del «nouveau roman» «come proposta d'una visione
del mondo antitragica, priva di vibrazioni religiose e di suggestioni
antropomorfe e antropocentriche» hanno suscitato «tante polemiche
ed avversioni in un tempo in cui il potere di scandalo dell'avanguardia»
era «più che mai esaurito». (I. Calvino, La sfida
al labirinto, Saggi, I, p. 120)
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