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Dall'Indice analitico di Tra il cristallo e la fiamma
   nouveau roman; 103; 108; 305; 309; 363; 456

Nouveau roman o école du regard

   Dizione che fa riferimento a una serie di esperienze narrative di alcuni scrittori francesi che tra gli anni Cinquanta e Settanta si sono riconosciuti nell'intenzione di rinnovare il genere romanzesco rifiutando i parametri convenzionali consolidati dal realismo ottocentesco, a favore di una scrittura neutra e scevra da ogni suggestione antropologica.


   Altrimenti noto come «école du regard» per sottolinearne la tendenza a una minuziosa descrizione visiva degli oggetti e della realtà, registrati senza interferenze interpretative, il «nouveau roman» ha conosciuto nelle vicende letterarie di Alain Robbe-Grillet e di Michel Butor i momenti più esemplari.
   La negazione del personaggio, l'abbandono del racconto lineare, il rifiuto della vicenda - contrabbandiera nella sua pretesa oggettività di tesi precostituite, il declino dell'eroe esemplare lasciano il posto a una narrazione che genera se stessa.
   Uno spunto qualsiasi (Robbe-Grillet gioca con la più consumata mitologia quotidiana) diventa tema di una fitta rete di varianti, di serie, di ritorni che, appoggiandosi sulla manipolazione delle parole (anagramma, paronomasia, omofonia, antitesi...) e su un ampio ricorso alle tecniche dissolutorie - il monologo interiore è ampiamente frequentato - già sperimentate da Kafka, Proust, Joyce, Gide... guardati come precursori, consentono agli autori del «nouveau roman» di tessere un discorso narrativo dal quale ogni alone antropologico viene escluso.
   Nella prospettiva antiumanistica del «nouveau roman», altrimenti sviluppata dalla fenomenologia e dallo strutturalismo, le cose (e Ponge non invano ha fatto scuola) diventano l'oggetto privilegiato di questa narrativa che esibisce se stessa, che vuole riconoscersi autonoma rispetto a ogni intento mimetico, che vuole essere pura rete di segni.
   Variamente interpretati (elucubrazioni di una classe al tramonto; denuncia della condizione umana stritolata dal labirinto), i testi del «nouveau roman» «come proposta d'una visione del mondo antitragica, priva di vibrazioni religiose e di suggestioni antropomorfe e antropocentriche» hanno suscitato «tante polemiche ed avversioni in un tempo in cui il potere di scandalo dell'avanguardia» era «più che mai esaurito». (I. Calvino, La sfida al labirinto, Saggi, I, p. 120)