Home
 

Dall'Indice analitico di Tra il cristallo e la fiamma:

    Kafka Franz; 34; 42; 44; 109-110; 208; 308; 450; 565; 566


Kafka La formazione
L'opera
Lo stile
La critica

   Franz Kafka (1883-1924) scrittore boemo di lingua tedesca. In atmosfere sospese nella trasparenza dell'allucinazione tratta della solitudine e dell'incomunicabilità dell'uomo, prigioniero di un mondo che gli torna incomprensibile.
    «La vera sfida per uno scrittore è parlare dell’intricato groviglio della nostra situazione usando un linguaggio che sembri tanto trasparente da creare un senso d’allucinazione, come è riuscito a fare Kafka». (I. Calvino, Mondo scritto e mondo non scritto, Saggi, II, p. 1872.)

La formazione

   La formazione culturale di Kafka avviene nella Praga tra fine Ottocento e inizi Novecento, quando la città era un crocevia di tensioni che opponevano i vari gruppi etnici e sociali in una specie di gioco dei quattro cantoni a seconda che il conflitto fosse nazionalistico (cechi contro gli austro-ungarici), etnico (tedeschi e cechi contro ebrei), sociale (cechi contro i borghesi, tedeschi e ebrei).
   Una simile situazione contribuiva a rafforzare il senso di isolamento di Kafka che non sentiva di riconoscersi nella cultura ebraica troppo conservatrice della famiglia, né nella locale cultura tedesca a cui come ogni figlio della borghesia venne avviato.
   Il tema dell'esclusione, di una esclusione non solo dalla comunità, ma che si dilata sino a diventare estraneità alla stessa umanità, alla vita e al proprio destino sarà uno dei miti diffuso nella cultura del '900 dalla letteratura kafkiana, accanto al mito dell'incomprensibilità e inaccessibilità della legge e al tema della punizione per una colpa ignota.

L'opera

   Kafka è autore di numerosi racconti e di una trilogia di romanzi. Solo pochi racconti e nessun romanzo sono stati pubblicati mentre era in vita.
   La metamorfosi (pubblicato nel '15 e risalente al '12) è il racconto più celebre di Kafka. Riferisce la storia di Gregor Samsa, commesso viaggiatore, che una mattina al risveglio constata la sua trasformazione in un immondo scarafaggio. La sua nuova condizione lo espone, sino alla morte, a un mondo di vessazioni e di umiliazioni, dal quale evade attraverso un ossessivo ritmo dell'esistenza, cadenzato da leggi inderogabili.
   America (1927), (romanzo incompiuto di cui Kafka che l'aveva intitolato Der Verschollene (Il disperso) aveva pubblicato solo il primo capitolo dal titolo Il fochista), narra la condizione di solitudine di un adolescente immerso in una realtà per lui inafferrabile.
   Il processo (1924, romanzo) racconta di Josef K., impiegato di banca, arrestato benché si creda innocente e schiacciato da una giustizia insondabile, amministrata da una burocrazia meschina.
   Il castello (1926, romanzo risalente al 1922) racconta le disavventure dell'agrimensore K., giunto in un villaggio retto da un'autorità arcana e irraggiungibile alla quale deve sottomettersi, senza peraltro riuscire a inserirsi nella comunità.

Lo stile

   Lo stile di Kafka, sobrio e puntuale nei dettagli, non è facilmente imbrigliabile nelle correnti culturali dell'epoca, anche se certi aspetti permettono di accostarlo ora all'espressionismo, ora all'impressionismo, ora, per il rigore descrittivo, al realismo.
   La scrittura di Kafka ha la capacità di costruire, anche attraverso la minuzia descrittiva, un'atmosfera sospesa, che attraverso metafore e parabole ricade sulla realtà stessa, impregnandola di inconsistenza e trascinando il lettore come in un vortice esistenziale.

La critica

   La produzione di Kafka nello spessore della sua enigmicità e ambivalenza, ha dato origine alle interpretazioni più varie: dall'interpretazione metafisico-religiosa di Max Brod, all'esistenzialistica di Camus e Sartre, per cui Kafka è interprete dell'assurdo dell'esistere, all'interpretazione sociologica (Lukács, Benjamin, Adorno) che vede il dramma del singolo nella morsa della società capitalistica, alla psicanalitica (di scuola freudiana, junghiana, lacaniana).