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Cfr. A. Piacentini, Tra il cristallo e la fiamma, pp. 433-439.  
 

 


Fumetti Fumetto
Breve storia del fumetto italiano Le origini
«Il sistema dei ballons non era entrato nell'uso»
«C'erano delle serie italiane»
Il riscatto del fumetto

Fumetto

   Racconto realizzato mediante sequenze di disegni in cui le battute compaiono in riquadri prevalentemente a forma di nuvoletta.


Le origini

   Il fumetto - il fumetto moderno perché la storia della narrazione per immagini si perde nelle caverne del paleolitico - nasce alla fine dell'Ottocento come trovata dei magnati dell'editoria americana per incrementare le vendite dei quotidiani.
   Dalla prima tavola di Yellow Kid disegnata nel 1895 da Richard F. Outcault, il fumetto conosce una parabola in ascesa, che non verrà fermata nemmeno dall'affermarsi di altre forme di comunicazione per immagini come cinema (con il quale vive un rapporto simbiotico) o televisione.
   Forma immediata di comunicazione, il racconto a fumetti diventa terreno fertile per raggiungere l'eterogeneo mondo delle metropoli americane, poco avvezzo alla parola scritta, ma anche spesso all'inglese corretto. Non casualmente molti personaggi si trascinano inflessioni gergali, come lo stesso Yellow Kid, che sovrappone cadenze tedesche su una rude parlata portuale.
   Se ben si adattano ad interpretare lo spirito euforico di una società compiaciuta dei suoi successi, non per questo le storie a fumetti si lasciano relegare al ruolo del banditore, perché spesso colpiscono con ironica sagacia i costumi del tempo.
   In ogni caso già negli anni '30 la caratterizzazione è sempre più marcata e nascono veri e propri generi (dal criminale al sentimentale, al fantascientifico, al satirico) e sottogeneri.


Il sistema dei ballons non era entrato nell'uso

   In Italia i comics americani fanno la loro prima timida apparizione su un giornale per ragazzi, il «Corriere dei Piccoli».
   Considerati un genere infimo dagli ambienti culturali forti della loro tradizione letteraria, i fumetti vengono mutilati dei ballons plebei e nobilitati da innocue strofette a rima baciata. Si voleva mantenere l'aspetto giocoso ed immediato del fumetto per iniziare le giovani generazioni al piacere e al gusto della poesia.
   Negli anni Trenta, quando il racconto a strisce assume una propria indipendenza con la comparsa dei primi albi a fumetti, i ballons non saranno più tabù e cominceranno ad apparire prima da spalla alle strofe e poi in assoluta autonomia.

C'erano delle serie italiane

   Da subito alle strisce d'oltreoceano s'affiancano delle serie italiane.
   Alla breve parabola di Bilbolbul (1909), un vispo negretto dalle storie un po' terrificanti, seguono i vari personaggi scaturiti dalla fantasia di Antonio Rubino. Del 1909 sono Quadratino e Nonna Geometria, Pippotto e il caprone Barbacucco e Pierino.
   Non appena il gioco inventivo si esaurisce, Rubino non esita ad abbandonare i personaggi e a rimpiazzarli con altri sempre in un tumultuoso avvicendamento.
   Il clima di guerra, di Libia prima e poi del primo conflitto mondiale, fa comparire personaggi politicizzati, in particolare Gian Saetta, Nello e Schizzo di Attilio Mussino.
   Ma è con il Signor Bonaventura che s'avvia la serie dei grandi eroi del fumetto italiano. Negli anni Venti compariranno Marmittone e Sor Pampurio e nei Trenta Pier Cloruro de' Lambicchi, Kit Carson e la serie di Saturno contro la terra.

Il riscatto del fumetto

   II fumetto negli anni Trenta si impone in Italia come fenomeno di massa, ma continua ad essere considerato un sottoprodotto e relegato nell'ambito dell'editoria per ragazzi.
   Per la sua nobilitazione occorre giungere agli anni Sessanta quando, dopo vivaci polemiche che lo volevano diseducativo ed immorale, compaiono alcune riviste specializzate che assurgono il fumetto a dignità letteraria. In particolare la rivista «Linus» (aprile 1965, firmata da Elio Vittorini, Umberto Eco, Oreste del Buono) che inaugura la riflessione critica sul fenomeno fumetto e propone strisce di qualità dei migliori autori stranieri e della nascente scuola italiana.
   Un fumetto italiano di qualità dalla graffiante coloritura umoristica, icastico sberleffo di perbenismi, luoghi comuni, pregiudizi ed opportunismi della vita privata o della politica o sagace catalizzatore di angosce e nevrosi, diventa via via un fenomeno sempre più diffuso fino a diventare un consueto appuntamento su quotidiani e periodici e ai Chiappori, ai Pericoli e Pirella, ai Crepax degli anni Sessanta si affianca una nutrita schiera di fumettisti.