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Dall'Indice analitico di Tra il cristallo e la fiamma:

   ermetismo; 88; 92; 93; 417; 424; 514
   alchimia; 27; 43; 44; 85; 87; 88; 90; 93- 95; 166; 167; 173; 176; 189; 359; 423; 511; 525
      - puer senex ; 167; 445
   cabala; 88; 94; 279
   macrocosmo e microcosmo; 88; 93
   neoplatonismo; 43; 88; 89; 93; 165
      - rinascimentale; 89; 93; 423


Ermetismo Ermetismo
La sfiducia nella speculazione spinge verso la mistica
Il corpo ermetico
Una gnosi pessimistica e una gnosi ottimistica
La fortuna dell'ermetismo nel Rinascimento


   Ermetismo dai cosiddetti “scritti ermetici” greci, tradotti da Ficino, che ebbero grande influsso sui pensatori del Rinascimento, che li ritenevano espressione della sapienza egizia.
   Fondendo tradizioni gnostiche (dualismo spirito/materia, anima/corpo), giudaiche e di ispirazione platonica, l'ermetismo è un insieme non sistematico di regole pratiche e morali e di tecniche iniziatiche di derivazione alchimistica, nelle quali è essenziale il potere della magia sulla natura e dell'influsso degli astri sul mondo naturale e umano.

La sfiducia nella speculazione spinge verso la mistica

   Nel II secolo d. c. con l'apogeo della pax romana «le classi colte avevano assorbito una cultura di tipo greco romano, basata sulle sette arti liberali» (F. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, p 16). La carica indagatrice della filosofia greca si era però esaurita, non avendo saputo compiere quel salto qualitativo verso la verifica sperimentale delle ipotesi, che solo quindici secoli più tardi, partendo dalle stesse premesse, il pensiero scientifico moderno riuscirà a compiere.
   Non era venuto meno però il bisogno di certezze e valori che dessero un senso all'esistenza, donde la crescente adesione ai culti misterici orientali (il culto di Iside, il culto di Mitra, il primitivo cristianesimo) basati su una promessa di salvezza eterna, nonché il bisogno di conoscenza della realtà, che non potendo essere soddisfatto dalla ragione si volgeva verso l'intuizione, la magia, il misticismo. La filosofia non era più un esercizio dialettico ma una gnosi, una conoscenza intuitiva del divino e del significato del mondo, «alla quale era necessario prepararsi attraverso una disciplina ascetica e un comportamento religioso». Nella convinzione «che antichità fosse sinonimo di santità e di purezza e che i più antichi filosofi avessero una conoscenza degli dei di gran lunga superiore», diffuso era il culto per tutto ciò che era remoto nel tempo o nello spazio: pitagorici, magi persiani, astrologi caldei, vari culti orientali, con particolare riguardo all'antica e misteriosa religione egiziana e ai suoi sacerdoti dalle profonde conoscenze, dall'ascetica condotta, dalle pratiche di magia.

Il corpo ermetico

   In tale contesto si sviluppò sotto il nome di Ermete Trismegisto una vasta letteratura in lingua greca: trattati filosofici come il Corpus Hermeticum e l'Asclepius (Sermo perfectus o Parola perfetta) e testi di astrologia, di alchimia, di magia.
 
Non c'è dubbio che queste opere debbano attribuirsi alla mano di diversi autori sconosciuti, vissuti a distanza di considerevoli periodi di tempo l'uno dal'altro. Persino i singoli trattati sono spesso di carattere composito, e risultano costituiti da vari scritti riuniti insieme. Di conseguenza, anche il loro contenuto è quanto mai vario, e talvolta di carattere contraddittorio. Non si può desumere da essi alcun sistema effettivamente coerente. Né d'altra parte, erano preordinati a costituire un sistema filosofico razionalmente elaborato. Si tratta, invece, di annotazioni di anime individuali in cerca della rivelazione, ansiose di raggiungere l'intuizione del divino, di poter conseguire la salvezza personale e la gnosi senza l'aiuto di un Dio personale, di un Salvatore, ma tramite un'apertura religiosa all'universo. È questa apertura religiosa, questo loro carattere di documenti di un'esperienza religiosa, a conferire agli Hermetica un'unità della quale sono assolutamente privi, se considerati come un sistema di pensiero. (Ivi, p. 35)

Una gnosi pessimistica e una gnosi ottimistica

   Le fonti di cui gli autori si sono avvalsi sono assai varie; tuttavia i presupposti cosmologici sono sempre astrologici anche quando non sono dichiarati: «il mondo materiale è regolato dall'influenza delle stelle e dei sette pianeti, i “Sette Governatori”, benché si possano individuare due tipi di gnosi: una a carattere ottimistico e l'altra a carattere pessimistico.

 
Per lo gnostico pessimista (o dualista) il mondo della materia, profondamente penetrato dall'influenza fatale delle stelle, è essenzialmente il male; se ne deve fuggire mediante una condotta di vita ascetica che eviti, nei limiti del possibile, ogni contatto con la materia, finché l'anima illuminata non possa innalzarsi, attraverso le sfere dei pianeti, spogliandosi nell'ascesa, del loro influsso maligno, alla sua vera dimora, nel divino regno immateriale. Per lo gnostico ottimista, al contrario, la materia è impregnata di divino, la terra vive, si muove, per una vita divina, le stelle sono viventi animali divini, il sole brucia di una forza divina, tutte le parti della natura sono buone, perché sono tutte parti di Dio.

La fortuna dell'ermetismo nel Rinascimento

   Nel Rinascimento l'ermetismo godette di grande seguito e prestigio. Il filosofo rinascimentale condivideva l'opinione che antico significasse il meglio perché più vicino alla fonte originaria di illuminazione della Mens divina. Convinto che Ermete fosse contemporaneo di Mosè, e quindi vissuto molto prima di Platone, che avrebbe tratto dall'Ermetismo la sua fonte primaria, colpito dalle analogie con i testi sacri cristiani (era nota la versione latina dell'Asclepius) e dallo stretto rapporto con la filosofia platonica allora dominante, il filosofo rinascimentale riservò alla letteratura ermetica un profondo timore reverenziale.
   Quando intorno al 1460 un monaco sguinzagliato da Cosimo de' Medici per raccogliere manoscritti porta a Firenze dalla Macedonia il Corpus Hermeticum, Cosimo dà ordine a Ficino di soprassedere alla traduzione delle opere di Platone, già raccolte, e di tradurre immediatamente i manoscritti ermetici.
   Ficino rilancia la tradizione ermetica imbarbarita durante il medioevo, riportandola nella sua forma classica.
   Ma come non si possono definire pagane le immagini degli dei tramandate in forme barbariche nei manoscritti astrologici e riportate al loro antico splendore dagli artisti rinascimentali, perché risentono della pittura religiosa dei secoli precedenti, così la magia naturale di Ficino non poteva restare una semplice arte magica, ma diventa essa stessa, come la sua filosofia, una specie di religione e l'immagine di Ermete Trismegisto viene assimilata alle figure sacre e può entrare nel duomo di Siena (1480 circa).
   Si svilupperanno quindi correnti orientate a dimostrare la non contraddizione tra cristianesimo ed ermetismo, chi mantenendo, chi escludendo la magia, ma riconoscendo comunque in Ermete un profeta pagano di Cristo per le analogie con il cristianesimo presenti nella sua dottrina.