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Dall'Indice
analitico di Tra il cristallo e la fiamma:
Barthes Roland; 219; 231-232;
237-238; 319; 322; 353-354; 382; 441; 491-492 |
Ronald Barthes (1915-1980), critico, saggista
e semiologo francese.
È stato uno dei più autorevoli esponenti
della nuova critica francese di orientamento strutturalista
e uno dei più attenti osservatori dei fenomeni culturali del
nostro tempo.
Nato da genitori di estrazione borghese,
trascorre l'infanzia a Bayonne nel Sud-Ovest dove compie i primi studi.
Nel 1924 si trasferisce a Parigi con la madre - il padre era morto nel
1916 in un combattimento navale - dove frequenta il liceo alla cui conclusione
per ragioni di salute rinuncia alla Scuola normale superiore per una
laurea in lettere classiche.
Tra la fine degli anni trenta e l'inizio degli anni
cinquanta alterna l'attività di lettore (a Debreczen in Ungheria,
a Bucarest, poi ad Alessandria d'Egitto), ai soggiorni di cura e all'insegnamento
nei licei.
Negli anni Cinquanta inizia a scrivere su quotidiani
(«Combat», su cui compaiono gli articoli che costituiranno
il nucleo del Degré zéro de l'écriture) e periodici
(«Critique», «Arguments», «Esprit»,
«Tel Quel»...) iniziando così la sua carriera di
pubblicista e saggista che gli meriteranno nel 1977 l'ingresso nel «Collège
de France».
Investito da un furgoncino, Barthes muore nel marzo
del 1980 dopo un mese d'ospedale, a poco più di un anno dalla
scomparsa della madre.
L'insieme dei saggi di Barthes appare
contrassegnato da una notevole varietà di interessi e da un'estrema
versatilità nell'estendere gli strumenti d'indagine del linguaggio
verbale al variegato mondo dei sistemi semiologici.
Sin dai primi lavori, a un testo di storia letteraria come
Le degré zéro
de l'écriture (1953), tendente ad evidenziare il rapporto tra
ideologia e modalità d'impiego degli strumenti linguistici, fanno
seguito un'analisi dei temi ricorrenti nell'opera di uno storico francese
(Michelet par lui-même, 1954) e un insieme di riflessioni
tra il sociologico e il semiologico sui «miti» della società
anni Cinquanta - Mythologies, 1963 (Miti d'oggi) -
con l'intento di demistificare da un lato la matrice ideologica dell'immaginario
dello storico e dall'altro il processo di condizionamento dell'immaginario
collettivo, attuato attraverso la trasformazione dei miti e delle esigenze
contingenti di un sistema produttivo in valori universali, ossia attraverso
la trasformazione della cultura in natura.
A una originale lettura strutturale delle tragedie
raciniane (Sur Racine, 1963) scomposte in «figure»
ossia nelle funzioni attribuite ai personaggi, segue l'anno dopo una
raccolta di saggi Essais critiques
(1964), dagli interessi più vari: il romanzo, il teatro, la critica
letteraria, la pittura, la cronaca giornalistica offrono occasione a
Barthes per stabilire il sotteso rapporto che unisce sia l'opera letteraria
che la critica, anche quella che si dichiara oggettiva, alla visione
del mondo dell'autore e del critico.
Éléments de sémiologie
(1964), il primo lavoro di sistemazione teorica di Barthes, definisce
teoria e metodi dell'indagine semiologica, che diventa in Système
de la mode (1967) uno strumento di indagine del mondo della
moda, primo esempio di applicazione sistematica della semiologia a un
sistema significante non verbale.
Nel celebre Critique
et vérité (1966) la confutazione degli attacchi sferrati dal
mondo accademico alla «nouvelle critique» diventa occasione
per la messa a fuoco dei problemi della critica letteraria che deve
essere in grado di far decantare la pluralità dei significati
insita in ogni opera letteraria, per diventare essa stessa un prolungamento,
un'«efflorescenza dei simboli che compongono l'opera».
Val la pena di sottolineare che il contributo originale
di Barthes non si esplica solamente nel rigore dell'indagine e nella
consistenza dei risultati, ma anche nel taglio stilistico di volta in
volta diverso che rende ogni saggio qualcosa di più della semplice
dissertazione.
Scorrendo la produzione dell'ultimo decennio possiamo imbatterci
ad esempio in un commento (S/Z, 1970) a un racconto di Balzac
che diventa più fascinoso dello stesso testo commentato; oppure
vedere l'impianto già segmentato de L'Empire
des signes (1970) venire privato della progressione semantica,
dall'accostamento casuale degli argomenti, suddivisi in paragrafi scanditi
alfabeticamente, come nel Plaisir
du texte (1973) e nei Fragments d'un discours amoureux
(1977) - quest'ultimo un insolito ritratto dell'amore visto come sistema
semantico.
Per non dire di Barthes
di Roland Barthes (1975) nel quale la sorpresa di trovarsi
di fronte al critico che interpreta criticamente i suoi libri è
di poco conto rispetto allo sconcerto suscitato dalla molteplicità
dei generi letterari impiegati (saggio, autobiografia, diario, romanzo)
e dalla frantumazione delle loro consuete strutture.
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Esistenzialismo
Corrente filosofica sviluppatasi
in Francia dopo la seconda guerra mondiale, che assume come
proprio compito l'analisi della condizione assurda dell'uomo
costretto in un universo indifferente privo di qualsiasi significato
certo, condannato alla solitudine e a un confronto disperato
con il nulla. |
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Sartre
Jean Paul Sartre (1905-1980)
filosofo e scrittore francese. |
Tra le altre opere da menzionare
- Sade, Fourier, Loyola (1971), Leçon
(1978), Sollers écrivain
(1979) - l'ultimo libro pubblicato da Barthes ancora in vita - La chambre claire. Note sur la photografie
(1980) - trasforma il saggio critico in un racconto autobiografico.
L'originalità di Barthes
| Brecht
Bertold Brecht (1898-1956) poeta e drammaturgo
tedesco. |
| Anamorfòsi
Deformazione dell'immagine ottenuta con
strumenti ottici, usata spesso in cinematografia per ottenere
effetti speciali. |
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Nietzsche
Friedrich Wilhelm Nietzsche
(1844-1900) filosofo tedesco, impietoso fustigatore dei
valori tradizionali e degli ideali dell'Europa dell'Ottocento. |
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Lacan
Jaques Lacan (1901-1981)
psicanalista francese. |
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Linguistica
Disciplina che studia
il linguaggio verbale.
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Saussure
Ferdinand de Saussure (1857-1913) linguista
svizzero. |
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Il nome di Barthes è legato ai più fecondi
fermenti culturali del secondo Novecento diventandone una delle figure
più rappresentative.
Non si intende marcare in questo
contesto l'originalità del contributo teorico, l'efficacia della
strumentazione tecnica o le suggestioni esercitate sul rinnovamento
della letteratura e della critica - del resto ampiamente riconosciuti
e sottolineati - quanto l'effetto più ampio indotto dall'opera
di Barthes nel contesto culturale del secondo Novecento.
Intellettuale impegnato a sinistra, sensibile alla
«musica di figure, di metafore, di pensieri-parole» suscitati
da una costellazione che si estende dall'avventura intellettuale dell'esistenzialismo
sartriano, alla sobrietà delle figure di Brecht,
alle teorie di Marx, alla linguistica
di Saussure,
al rapporto tra soggetto e linguaggio di Lacan,
all'«antica supremazia dell'io» (R. Barthes, La camera
chiara, Einaudi, 1980, p. 10) di Nietzsche,
Barthes ha avuto nei confronti della cultura e del ruolo dell'intellettuale
un atteggiamento che per molti aspetti può essere accostato alla
figura di Calvino. Il culto dell'esattezza, la lucidità autoanalitica
estesa al sistema ideologico di appartenenza, il rifiuto della oggettività
assoluta, la versatilità, l'ampiezza degli interessi, la tensione
sperimentale e la dimensione etica della pratica letteraria, l'impegno
nel neutralizzare l'anamorfosi
di miti ed illusioni, caratteristiche che bene possono descrivere il
temperamento di Calvino, hanno informato la ricerca di Barthes, i cui
risultati, travalicando l'angusto ambito degli addetti ai lavori, sono
diventati una chiave di lettura del contesto culturale più generale.
La demistificazione della dimensione asettica del
linguaggio e delle sue modalità di trasmissione estesa dallo
stesso Barthes ai sistemi significanti non verbali, ha permesso di smascherare
i processi occulti con cui la società e gli interessi che la
governano costruiscono luoghi comuni, falsi idoli, apparati mitilogici
fuorvianti e universalizzano il contingente rendendolo ovvio, naturale,
in-significante.
E tanto maggiore è l'incidenza dei persuasori
occulti il cui raggio d'azione sta invadendo ogni ambito della vita
individuale e collettiva, compresa la dinamica politica, tanto più
attuale diventa la strada praticata da Barthes.
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